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Introduzione Cuasso al Monte è un piccolo paese situato nella Val Ceresio, circa a 10 km a nord di Varese. La valle ha un andamento NNE – SSW, gli elementi geomorfologici sono riconducibili a fattori strutturali e all'azione erosiva del ghiacciaio abduano, che nell'ultima massima espansione glaciale s'insinuava da Porlezza nell'attuale lago di Lugano fino a raggiungere i limiti settentrionali del varesotto. Nel 2004 ricevetti il permesso di svolgere una serie di sopralluoghi di ricerca presso la cava Bonomi di Cuasso al Monte, affiancato dal mio compagno di ricerca, il dottor M.G. In diverse riprese, sotto la supervisione dei signori Bonomi, seguendone le disposizioni venne osservato lo stato di avanzamento dei lavori ed il materiale estratto ai margini del fronte di cava. L'apice dei ritrovamenti si ebbe in seguito alla volata primaverile di quell'anno, quando l'avanzamento del fronte estrattivo intercettò una serie di manifestazioni idrotermali, testimoniato dall'abbondanza di mineralizzazioni peculiari individuate. La Formazione dei granofiri di Cuasso al Monte ha un’età di circa 275 Ma, attribuita con datazioni Rb/Sr, la cui genesi è legata alle vicende vulcaniche che interessarono nel Permiano tutta l’area attualmente compresa nell’intorno settentrionale del lago Maggiore. Si tratta di una roccia magmatica ipoabissale a chimismo sialico composta essenzialmente da K-feldspato, quarzo e in quantità minore da biotite. L'affioramento di vulcaniti che comprendono il Granofiro di Cuasso si estende quasi ininterottamente a formare una grande fascia orientata NE-SW,dalla sponda occidentale del Lago di Lugano fin oltre il Monte Martica, superando il confine con il Comune di Brinzio. La struttura della roccia è porfirica con la presenza di grossi cristalli immersi in una massa di fondo a grana più fine, risultato di una solidificazione in due fasi: una lenta dove è avvenuta la cristallizzazione (formazione dei cristalli maggiori) ed una successiva più veloce dove la restante parte di roccia fusa non ha avuto il tempo di cristallizzare completamente. Solitamente la grana è media, con frequenti "zonature" e bancature a grana grossa di tipo pegmatitico. I granofiri di Cuasso al Monte sono caratterizzati dalla presenza di cavita': si tratta delle cosidette "cavità miaroliche" aventi dimensioni variabili da pochi mm fino a 5 cm di diametro. Più rare invece le geodi, cavità di maggiori dimensioni comprese tra i 10 e i 70cm. Sin dai tempi antichi queste Formazioni sono state intensamente sfruttate dall’uomo per la cava di pietre da costruzione e ornamentali, come testimoniato dalle numerose cave, attive o dismesse, presenti a Cuasso, nonchè per l’estrazione delle mineralizzazioni individuate in numerose manifestazioni filoniane. La pietra estratta nel comune di Cuasso al Monte è nota col nome commerciale di "Porfido Rosso", anche se nella petrografia moderna questa roccia è indicata con il nome di Granofiro. In tutta la zona interessata dal granofiro sono presenti numerose mineralizzazioni a Pb e Ag, che in molti casi hanno assunto importanza economica e sono state oggetto di sfruttamento minerario (Soc. Miriva in Val Ganna e Marzio a pochi km ad ovest di Cuasso). Le cave più importanti di Cuasso al Monte sono la cava Gebel (ex cava Bianchi) e la cava Bonomi, tutt'ora attive, cui l'accesso non è consentito. Restano dislocate nel territorio circostante numerose località di ricerca, normalmente cave chiuse e dismesse ( le più celebri sono l'ex cava Puricelli, la cava del Laghetto, la cava delle Tormaline), ed altre ex-miniere o assaggi che offrono occasionalmente possibilità di pregevoli ritrovamenti. Quadro geologico dell'area L'area di Cuasso al Monte si colloca nel contesto permiano delle vulcaniti a SSW del lago di Lugano (Bakos, Del Moro, Visona, 1990). Gli elementi geologici, geomorfologici e strutturali riscontrabili permettono di attribuire la messa in posto del granofiro di Cuasso al Monte ad un meccanismo di risorgenza intra-calderica (Acocella et al, 2000), simile per alcuni aspetti a contesti attuali come l'isola d'Ischia o i Campi Flegrei. Analogie sono riscontrabili anche dalla tipologia delle litofacies presenti sul territorio (Baggio, de Marco, 1960). I primi studi dei porfidi di Cuasso al Monte attribuirono la genesi a copiosi fenomeni di effusioni laviche che avrebbero ricoperto l'area in età permiana (Fagnani, 1946). I più recenti studi hanno corretto e modificato tale modello, individuando aree interessate da litofacies tufacee e laviche, ed aree con litofacies granitiche (Baggio, de Marco, 1960). Tre serie fondamentali sono osservabili sul territorio, riconducibili sulla base del chimismo e della disposizione stratigrafica a tre fasi evolutive dell'apparato vulcanico: serie tufaceo-arenacea: ciclo di attività juvenile esplosiva, con presenza nei depositi ignimbritici di clasti di basamento di tipo calcareo e xenolitici. serie lavica a felsofiri e porfiriti: ciclo intermedio, con attività pressocchè effusiva, ad energia nettamente inferiore rispetto la precedente. serie lavica a porfido quarzifero: periodo conclusivo di attività della struttura calderica, durante cui si è imposto il plutone di Cuasso – Ganna, nel corso della quale il magma ha iniziato un lento processo di raffreddamento e consolidamento. Le osservazioni sugli affioramenti di granofiro permettono di individuare condizioni del tutto particolari, delimitando una fase pneumatolitica, con la formazione di strutture pegmatitiche e miarolitiche, ed una fase idrotermale, durante la quale mineralizzazioni peculiari si sono formate lungo le fratture e nelle cavità preesistenti. È interessante osservare come si possano distinguere due tipologie fratture in base ad orientazione e giacitura. Quelle formatesi in seguito a raffreddamento e degassing del corpo magmatico hanno un andamento sub-verticale, molto diffuse nella cava Gebel. Le fratture formatesi in seguito a stress strutturali sono facilmente riconoscibili per la classica forma a croce di S.Andrea rovesciata, ed indicano la forza dal basso verso l'alto che ha agito sul plutone di Cuasso - Ganna generando il meccanismo di risorgenza intra-calderica (Acocella et al, 2000) simile al modello precedentemente descritto. Ricerche svolte La tenacia della Formazione rende particolarmente faticosa la lavorazione di roccia e campioni, l'estrazione a volte è particolarmente difficoltosa e non di rado i cristalli si fratturano e danneggiano irreparabilmente. Tuttavia spesso i risultati ripagano gli sforzi. In merito a questo articolo verranno trattati i campioni rinvenuti nella cava Bonomi durante le ricerche svolte nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2005. Alcuni tra i più rappresentativi furono estratti nel giugno 2004 da un singolo blocco di quasi un metro cubo di volume, percorso trasversalmente da una potente vena interamente mineralizzata a barite. Con grande soddisfazione nel punto di massimo spessore la vena si apriva in un'apprezzabile miarola interamente ricoperta di cristalli. Vennero raccolti diversi campioni, con cristalli di barite dai 5 ai 20 mm, di esiguo spessore e quasi trasparenti, rosati o più frequentemente ricoperti da una sottile patina di ossidi di ferro prodotta dall'alterazione di minuscoli cristalli di pirite presenti in superficie. Fluorite incolore di dimensioni millimetriche era disposta a spolvero su parecchi campioni, mentre minuscola galena parzialmente alterata è stata osservata saltuariamente, adagiata sui campioni o inglobata nella barite spatica. I migliori campioni fanno attualmente parte delle rispettive collezioni dei due ricercatori, mentre gli esemplari più rappresentativi rimasti furono portati alla 34esima giornata di scambi organizzata dal GML nel novembre 2004 a Giussano suscitando interesse tra i partecipanti. Un secondo interessante ritrovamento avvenne nel settembre 2005, con l'individuazione di una geode di dimensioni interessanti, circa 25cm di diametro. All'interno era presente un gruppo di tre cristalli centimetrici di ortoclasio, di cui uno avente sulla sommità un piccolo cristallo grigio- azzurrognolo di 3-4mm, identificato poi come gadolinite – Y. Specie minerali Cristalli bianchi, rosei o giallicci a facce selliformi, di dimensioni variabili tra 2 e 5mm, oppure masse spatiche. Minerale di seconda generazione ricopre i cristalli di quarzo e ortoclasio. Piuttosto frequente, le geodi possono essere ricolme di masse spatiche di carbonati: trattando il campione con acido cloridrico è possibile rinvenire geodi anche interessanti. Barite: solfato di bario (BaSO4), cristalli di simmetria tipicamente rombica, spesso tabulari, talora perfetti e limpidi, incolori o giallini di 2 x 3 x 5mm, con notevole sviluppo di (001). In cristalli singoli o raggruppamenti fibrosi accompagnati da cristalli di pirite e fluorite. A Cuasso sono perlo più rosei in cristalli distinti e ben formati, da pochi mm a 2 – 3 cm, spesso ricoperti da una patina di ossidi per l'alterazione di solfuri metalifferi presenti sulla superficie. Relativemente comune. Blenda (sfalerite): solfuro di zinco (ZnS), in minuti cristalli o noduli tondeggianti con diametro variabile da 1mm a molto raramente 14, con lucentezza viva e colore rosso cupo. Generalemente adagiata su quarzo nelle cavità miarolitiche. Calcite: carbonato di calcio (CaCO3), in raggruppamenti o singoli di cristalli romboedrici, talora biterminati, a volte poco trasparenti oppure giallastri. Il minerale si presenta in dimensioni variabili da 2mm fino ad alcuni centimetri. E' una specie piuttosto comune in dimensioni millimetriche, forma aggregati molto estetici ma oltre il centimetro diventa piuttosto di difficile estrazione a causa dell'estrema fragilità dei cristalli. A Cuasso si presenta in romboedri di colore variabile dal bianco al bruniccio, in funzione della presenza più o meno rilevante di ferro, con lucentezza madreperlacea. Caratteristiche sono le coppie cristalli appaiati che assumono un aspetto selliforme. E' un minerale piuttosto frequente, di seconda generazione, che si adagia sui cristalli di quarzo e ortoclasio, con dimensioni fino a 20mm. Nelle geodi non è raro trovare masse di questo carbonato che riempiono parzialmente o completamente la cavità occultando i cristalli presenti. Si rinvengono in colorazioni variabili, da perfettamente limpidi ed incolori a verdi, azzurri e giallognoli, non sono infrequenti i cristalli incolori con zonature violette all'interno. Talvolta la limpidezza dei cristalli incolori è così elevata da renderli individuabili solo dai riflessi prodotti dalla luce. Oltre alla forma cubica i cristalli possono avere a volte di abito distintamente tetracisaedrico. Interessante per i collezionisti di forme rare sono anche i raggruppamenti di cristalli che spesso creano aggregati molto caratteristici. Di aspetto rombico o pseudorombico, si rinviene accanto a zinnwaldite, quarzo, ortoclasio, clorite, ecc. Rarissima: in merito al presente articolo è stata rinvenuta in una geode (FIGURA) come cristallo di 3mm adagiato su un cristallo di ortoclasio. Come nel caso del ritrovamento descritto si può rinvenire in masserelle e filoncelli di barite rosa e fluorite azzurra, adagiata sui cristalli o inglobata negli stessi. Si rinviene come minerale idrotermale nelle concentrazioni quarzose frequentemente come sottili lamine flessibili di colore grigio argenteo o grigio piombo, a volte con iridescenze per alterazioni superficiali, che s'insinua tra i cristalli. Non è raro che a sua volta venga ricoperto da mineralizzazioni successive, spesso di natura carbonatica. Si presenta in cristalli con colore variabile, dal rosa pallido al rosso mattone, sulla cui superficie si collocano piccoli cristalli di altre specie. Spesso profondamente alterato e cariato, è estremamente fragile. Apparentemente con simmetria monoclina, i cristalli di dimensioni maggiori sono geminati secondo la legge di Baveno: ciascun cristallo singolo, allungato, prismatico risulta formato dall'unione di due cristalli, orientati l'uno rispetto l'altro in modo caratteristico. Più rari i geminati secondo Carlsband e Manebach. Quarzo: ossido di silicio (SiO2) è uno dei minerali più diffusi, nelle geodi accompagna ortoclasio, fluorite, calcite ecc. In cristalli talora limpidissimi, quasi sempre assai piccoli, che diventano lattei o grigi quando superano il centimetro di lunghezza. Si può trovare anche in esemplari leggermente fumè e come rarità in varietà ametistina. Ancor più rare le forme geminate: in bibliografia è riportata la geminazione a scettro, spesso ametistino. Ringraziamenti Ritengo importante ringraziare in primo luogo i signori Bonomi, padre e figlio, per avermi concesso l'occasione di compiere ricerche nella loro cava: in merito un grazie particolare va al dott. Davide Bonomi con cui ho condiviso il percorso di laurea universitario presso la facoltà di scienze dell'Università dell'Insubria di Como, sempre gentile e disponibile. Voglio inoltre ringraziare il mio compagno di ricerca, il dott. Matteo Guzzo, e la dott.ssa Lidia Matera della biblioteca universitaria del Politecnico di Como per avermi costantemente incoraggiato nella stesura di questo articolo. Bibliografia Aurisicchio C., De Vito C., Ferrini V., Guastoni A., and Pezzotta F., 1999, Ti-Nb-Ta-Y-REE oxides in the NYF pegmatites of Baveno and Cuasso al Monte, Southern Italy, Canadian Mineralogist, 37, 809-810 Baggio P.-De Marco L. (1960),La serie basale tardo paleozoica del Varesotto e le mineralizzazioni ad uranio della Valganna, Studi e ricerche della divisione geomineraria, Vol. III Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, Roma. Bakos F., Del Moro A., and Visonà D.(1990) the hercinic volcano-plutonic association of Ganna (Lake Lugano, Central Southern Alps, Italy), European Journal of Mineralogy, 2, 373 – 383. Biffi, Sbacchi, Sinelli (2004), Gli arseniati di Cava del Prete e altre novità mineralogiche dal granofiro di Cuasso al Monte (Va), Rivista Mineralogica Italiana, 4, 232-239 Boriani A., Caironi V., Giobbi Origoni E., and Vannucci R. (1992) the permian intrusive rocks of Serie dei Laghi (western Southern Alps). Acta Vulcanologica, Marinelli Volume, 2, 73 – 86 Bozzoli R. (1905), Relazione sulla miniera di galena argentifera di Cavagnano (Cuasso al Monte), Tip. Cronaca Prealpina, Varese. F. PEZZOTTA,1,* V. DIELLA,2 AND A. 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